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Quali saranno le principali sfide che i gelatieri dovranno affrontare nei prossimi 10 anni? Sicuramente ce ne saranno molte, ma le principali secondo noi saranno il ricambio generazionale, l’affermarsi di nuovi stili di consumo, i cambiamenti nelle dinamiche competitive, il rapporto complesso con le strutture della fornitura.

Come possono i gelatieri artigiani affrontare questi cambiamenti e individuare gli approcci migliori per trasformarli in opportunità? In una prospettiva decennale è quasi impossibile definire in anticipo le singole, specifiche mutazioni del contesto e gli interventi tattici da eseguire. È però possibile comprendere le tendenze generali, e per questo motivo diventa più utile concentrarsi su ciò che aiuta il gelatiere a mantenersi consapevole, pronto e flessibile per intercettare queste tendenze: il giusto approccio mentale e le capacità necessarie per acquisire o per conservare competitività e mantenere o acquisire il successo.

Il futuro della gelateria artigianale: le tendenze di lungo periodo

Il percorso del nostro blog negli ultimi anni ha incrociato spesso tendenze importanti per il presente e per il futuro delle gelaterie artigianali; abbiamo sempre cercato di trattarle in modo chiaro e comprensibile, evidenziandone sia le implicazioni più immediate che quelle di lungo periodo. Quali saranno le sfide più consistenti per il futuro della gelateria artigianale?

Le più rilevanti sono:

  • Il cambiamento generazionale: nei prossimi dieci anni assisteremo alla progressiva riduzione della presenza nel consumo attivo della generazione dei baby boomers (i nati all’incirca tra il 1948 e il 1967), e all’entrata della generazione X (nati dal 1968 all’81) nella fascia più vecchia dei consumatori. Scorrendo rapidamente il nostro articolo sulla targetizzazione in gelateria, si può intuire che questo avrà ripercussioni sui comportamenti di consumo dominanti per le sostanziali differenze tra le diverse generazioni in materia di sensibilità, approccio, valori, priorità, percezione del prodotto, ma anche di consapevolezza e disponibilità di informazioni. L’avvicendamento generazionale toccherà anche le questioni gestionali, per il differente approccio al lavoro che caratterizza le generazioni entranti, soprattutto la generazione Z ( dal 1998 l 2009) e Alfa (dal 2010 ad oggi); abbiamo toccato questo tema in più occasioni nei nostri articoli sulla gestione del personale in gelateria.
  • L’affermarsi di nuovi stili di consumo: già nel decennio appena trascorso abbiamo assistito a una differenziazione e a una polarizzazione nel rapporto con il cibo in generale e in particolare con il comfort food (categoria cui il gelato appartiene a pieno titolo), con l’emersione di stili alimentari che hanno offerto alle gelaterie sia problemi che opportunità. Il processo è destinato a consolidarsi nel futuro, come conseguenza, ancora, del ricambio generazionale, ma anche dell’evoluzione delle tematiche globali (demografia, accesso alle risorse, cambiamento climatico) e della frammentazione nei sistemi di informazione di massa.
  • I cambiamenti nelle dinamiche competitive: secondo varie fonti istituzionali (Eurostat, OCSE, Commissione Europea) nel prossimo decennio è destinato a incrementarsi il trend che ha visto la popolazione e le attività commerciali concentrarsi soprattutto nelle aree urbane e metropolitane. Questo renderà sempre più circoscritte e competitive le zone con forte passaggio pedonale; per le gelaterie, l’effetto principale sarà un aumento dei costi di gestione nelle posizioni migliori – in particolare degli affitti – e una competizione più intensa nelle aree più frequentate e attrattive. Ciò non significa immediatamente che le gelaterie in zone non metropolitane siano destinate a scomparire, o che solo le grandi catene, capaci di accedere ai mercati immobiliari più costosi, potranno accedere alle aree più pregiate; significa però che la capacità di differenziarsi e quella di proporre un posizionamento competitivo solido e coerente diventeranno ancora più strategiche e fondamentali nel percorso del gelatiere.
  • Il rapporto complesso con le dinamiche di fornitura: abbiamo già analizzato l’impatto che le dinamiche economiche globali possono avere sulle gelaterie in particolari momenti di congiuntura economica (ad esempio, il nostro articolo sull’andamento del prezzo del cacao, tra cambiamenti climatici e speculazione). Il prossimo decennio si preannuncia turbolento per l’incrementarsi della competizione sulle risorse globali, per i fenomeni speculativi, per trend virali o più in generale per gli effetti del cambiamento climatico. Pensiamo ad esempio al Dubai Chocolate, una moda che è riuscita a mettere sotto pressione i prezzi e la reperibilità del pistacchio; o agli effetti sul mercato delle nocciole della gelata straordinaria in Turchia nell’aprile del 2025 e della cascola in piemonte. Anche qui, la risposta non è sicuramente un allarmismo cieco, ma l’acquisizione di una maggiore capacità di costruire e comunicare il valore in tutte le sue determinanti, sia quelle legate al prodotto in sé che quelle legate all’esperienza del cliente.

Il futuro della gelateria artigianale: l’evoluzione del gelatiere artigiano

Quali sono le risposte che il gelatiere artigiano può dare alle sfide per il futuro della gelateria artigianale?

Gestire una gelateria oggi significa convivere con un carico quotidiano di compiti, urgenze e imprevisti che rischiano di far perdere al gelatiere il quadro generale, alimentando una “sindrome da criceto sulla ruota”: il gelatiere rimane immerso nel suo contesto, e continua a “correre” al suo interno, sempre più veloce, sempre più indaffarato, convinto che quello sia l’unico modo per uscire da sfide e problemi; come il criceto, però, non si accorge di girare in tondo, e che spesso la soluzione consisterebbe proprio nel fermarsi e scendere dalla ruota: guardare fuori per capire dove ci si trova, dove si vuole andare e, soprattutto, come ci si vuole arrivare. Semplice da dire, ma estremamente difficile da fare; ecco quindi alcune proposte di valore per “scendere dalla ruota”.

  • Valore dell’artigianalità
  • Visione
  • Strategia
  • Competenza

Valore dell’artigianalità

Il valore dell’artigiano è sempre stato racchiuso nella capacità di “saper fare” un mestiere, in modo unico e originale. Questo valore è destinato a diventare ancora più significativo di fronte alle sfide che i gelatieri dovranno affrontare nei prossimi dieci anni.

Il valore intrinseco dell’artigiano – quello che tutti immaginiamo e riconosciamo nel “saper fare”, nell’essere depositari di un sapere che non rimane astratto ma si trasforma in azione – rimarrà la base irrinunciabile non solo per lo sviluppo e il successo del futuro, ma per la stessa sopravvivenza del settore. Tornare alle origini con lo studio e la ricerca pratica sul prodotto sarà fondamentale, ma dovrà essere un ritorno consapevole, attuale e capace di dialogare con un mercato che oggi richiede molto di più rispetto al passato.

Da sempre sosteniamo l’idea che il successo in gelateria non si acquisisca soltanto producendo un buon gelato (che resta condizione necessaria), ma anche attraverso un nuovo approccio e una nuova consapevolezza professionale che affianchino all’artigianalità elementi di visione, strategia, competenza e managerialità.

Visione

Una delle risposte più consistenti alle sfide per il futuro della gelateria sarà comprendere come valorizzare i cambiamenti richiesti dal mercato rimanendo coerenti con i propri valori e con la propria identità. Per farlo occorre ciò che definiamo “visione”: saper elaborare e monitorare una strategia riuscendo a vedere le cose che sono ancora distanti come se fossero vicine e nitide ed avere una visione distaccata delle cose che, invece, sono più prossime.

La convinzione che basti un buon gelato per far funzionare tutto il resto è rassicurante, ma non è più aderente al mercato contemporaneo, men che meno a quello che verrà nel futuro prossimo.

Sviluppare una visione funzionale aiuta a intercettare i diversi target generazionali, soprattutto gli under trenta, per evitare il rischio di ritrovarsi con una gelateria che invecchia insieme alla generazione nella quale è nata e che, lentamente, perde vitalità fino a spegnersi. Già oggi assistiamo a questo fenomeno in molte piccole attività che vedono nel cambiamento più rischi e minacce che opportunità, e scelgono di rimanere ancorate al rassicurante “abbiamo sempre fatto così”.

Allo stesso modo, sviluppare una visione consistente della propria gelateria nel presente e nel futuro aiuta a decidere come approcciarsi ai nuovi stili alimentari, a posizionarsi rispetto all’evoluzione della competizione e dei mercati di fornitura.

La visione da sola non è però una bacchetta magica – occorre un approccio diverso al rischio d’impresa: per compiere le scelte giuste nel momento giusto è necessario mettere in conto anche la possibilità di sbagliare. Solo accettando l’errore come parte del percorso si può imparare davvero.
Serve quindi adottare un approccio consapevole al cambiamento dinamico, che significa ammettere di non avere la sfera di cristallo, ma cercare comunque di leggere la direzione del mercato e di mantenere la propria gelateria orientata ad esso, come un radar, per rimanere competitivi nel tempo.

Strategia

In gelateria un approccio consapevolmente strategico è ancora poco utilizzato: molti gelatieri sviluppano attività valide, ma non le inseriscono in un disegno strategico generale; le iniziative ben fatte ma svolte in modo estemporaneo e senza obiettivi chiari e definiti difficilmente portano a dei risultati concreti nel lungo periodo.

Chi aspira a intercettare per primo le evoluzioni del mercato e le nuove opportunità dovrà costruire percorsi strategici solidi, coerenti e misurabili, altrimenti arriverà sempre dopo gli altri (sempre se gli altri gli lasceranno spazio).

Ogni scelta ha bisogno di una strategia chiara in cui inserirsi, connettendosi a tutte le altre scelte e attività portate avanti in gelateria; ha poi bisogno di un tempo di adozione fisiologico per portare risultati. Inoltre, la bontà della scelta si misura rispetto agli obiettivi a cui è connessa, non rispetto a percezioni soggettive o a criteri arbitrari, magari legati all’onda dell’entusiasmo o alla percezione del momento.

La definizione di una strategia fornisce al gelatiere la disciplina per essere paziente e perseverante, qualità fondamentali soprattutto per le scelte di medio-lungo periodo, o per quelle che richiedono più tempo per dare risultati – proprio il tipo di scelte necessarie quando si parla di affrontare cambiamenti strutturali e tendenze di respiro pluriennale.

Competenza

Le competenze rappresentano la base su cui si fonda la professionalità del gelatiere del futuro.

Servono competenze tecniche, ma anche e soprattutto competenze gestionali, organizzative, economiche, finanziarie e di marketing – il che significa che il gelatiere dovrà sempre più uscire dalla sua comfort zone di artigiano per diventare anche imprenditore.

Competenze tecniche

Nel prossimo decennio, le competenze tecniche davvero decisive per il gelatiere non riguarderanno solo le ricette (rispetto alle quali va considerato anche l’impatto dell’AI ancora tutto da prevedere) ma soprattutto la conoscenza profonda degli ingredienti, dal punto di vista sensoriale, fisico, chimico e di funzionalità nel gelato.
La conoscenza degli ingredienti riguarda fondamentalmente le materie prime, di cui ci occupiamo da sempre, ma anche un altro tema, spesso sottovalutato ma cruciale: le eventuali scelte di semilavorati e soprattutto la consapevolezza reale di ciò che si acquista quando si sceglie uno di essi.

Non tutti i semilavorati sono uguali, come dice anche il nostro articolo sui semilavorati per gelato artigianale. E soprattutto, non svolgono la stessa funzione.

Esistono semilavorati intelligenti e funzionali, progettati per supportare il know-how del gelatiere, non per sostituirlo. Sono strumenti che aiutano a garantire qualità, costanza produttiva, semplificazione operativa e una migliore gestione del laboratorio, lasciando però il controllo tecnico e creativo nelle mani del professionista.

All’estremo opposto troviamo i semilavorati passivi, quelli che sostituiscono il know-how produttivo. Sono prodotti che, di fatto, “fanno il gelato al posto del gelatiere”: una busta o un barattolo a cui aggiungere acqua o latte per ottenere un risultato già definito, standardizzato, replicabile ovunque.

Un esempio di semilavorato intelligente e funzionale è una pasta di frutta oleosa 100% pura — nocciola, pistacchio, mandorla — ottenuta senza scorciatoie industriali, senza l’aggiunta di aromi, colori, oli di semi (come il girasole) utilizzato solo per abbattere i costi. In questo caso il semilavorato è un ingrediente nobile, non una soluzione preconfezionata.
Nel caso invece dei semilavorati passivi, il semilavorato non è più un supporto, ma un perimetro chiuso che riduce lo spazio delle competenze del gelatiere, la differenziazione rispetto agli altri prodotti sul mercato, e la possibilità del prodotto di sviluppare una sua identità.

Concettualmente parliamo sempre di semilavorati; operativamente e culturalmente, però, parliamo di due approcci radicalmente diversi: uno che valorizza il gelatiere come tecnico e artigiano consapevole, l’altro che tende a omologare la produzione, svuotando il mestiere del suo contenuto professionale. Questa differenza, oggi più che mai, segna il confine tra chi governa il processo e chi lo subisce, e sempre di più nei prossimi anni sarà oggetto di fondamentali decisioni strategiche da parte dei gelatieri.

Un altro fattore centrale sarà la conoscenza degli aspetti nutrizionali e alimentari del gelato, compresi quelli relativi ai diversi regimi dietetici e alla differenza tra allergie e intolleranze: già oggi non è possibile produrre e vendere un alimento senza possedere un solido quadro di conoscenze nel campo della sicurezza alimentare, e questo fattore è destinato ad aumentare in futuro.

Competenze gestionali, organizzative, economiche, finanziarie e di marketing

Questo tipo di competenze costituiscono un insieme di abilità interdisciplinari indispensabili per affrontare mercati che si faranno sempre più competitivi e potenzialmente turbolenti; in questi mercati saranno centrali:

  • la costruzione e il mantenimento del rapporto con il cliente e di quello con i dipendenti;
  • la creazione di condizioni di stabilità economica e finanziaria;
  • la capacità di pianificazione in ambito marketing.

Tutto questo se si desidera produrre gelato come professione con ritorni economici congrui e sicuri, non soltanto per passione, perché se si opera solo per passione l’attività di gelatiere non è più un mestiere ma diventa un hobby.

Conclusioni

Il decennio che ci aspetta sarà ricco di cambiamenti, ma anche di grandi opportunità per chi intende aprire o continuare a gestire una gelateria come attività imprenditoriale finalizzata al giusto profitto. Per ottenere risultati solidi e duraturi in questo contesto servirà una preparazione completa, ampia e strutturata, ma soprattutto sarà necessario compiere un’azione che ancora molte persone che aprono o gestiscono gelaterie tendono ad evitare: acquisire la consapevolezza che saper fare un buon gelato è sì una condizione necessaria, ma non più sufficiente per avere successo.

Articolo scritto dal Maestro Federico Maronati. La pubblicazione e gli argomenti trattatati sono presenti nella rivista “Gelato Artigianale” edizione n. 391 pubblicato a marzo 2026.

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