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Massimo Panozzo è titolare de “Il Massimo del Gelato”, una piccola ma funzionale gelateria da asporto aperta nel 2019 a Cogollo del Cengio (VI), che gestisce con la moglie Beatrice ed i figli.

Fino a due anni fa Massimo era un piccolo imprenditore, e la sua conoscenza delle gelaterie artigianali si limitava all’esperienza da consumatore. Un avvenimento quasi casuale l’ha fatto avvicinare alla professione di gelatiere, e dopo l’incontro con Artigeniale Massimo è passato al di qua della porta del laboratorio e del banco con i pozzetti.

Per molti aspetti la sua storia è simile a quella di altri aspiranti gelatieri; qui però il finale è diverso, migliore: oggi in Italia in tanti si avvicinano al mercato delle gelaterie artigianali senza conoscerlo; tra loro solo pochi lo approcciano in modo consapevole, riducendo il rischio della nuova avventura e dando vita ad un’attività stabile, con prospettive di crescita solide. Massimo, nonostante alcune difficoltà, c’è riuscito; L’ha fatto grazie alla sua determinazione, alla sua capacità di scelta, e anche alla partnership con Artigeniale. In questo articolo vi raccontiamo di come è nato “Il Massimo del Gelato”, ma anche del perché, a modo suo, sia già un piccolo caso di successo; ma soprattutto mostriamo come il caso di Massimo possa rappresentare l’efficacia del Metodo Artigeniale applicato all’apertura di una piccola gelateria in un piccolo comune; per farlo usiamo proprio le parole di Massimo Panozzo.

Artigeniale: Buongiorno Massimo, ci racconteresti come hai deciso di diventare gelatiere?

Massimo Panozzo: certo! È stata una cosa un po’ curiosa. Io mi occupavo di tutt’altro, ero titolare di una piccola azienda artigianale e possedevo un piccolo locale affittato ad una gelateria; mi capitava quindi di visitare la gelateria anche fuori dell’orario di apertura, e di intrattenermi con i proprietari mentre seguivano la realizzazione del prodotto. Il gelato artigianale e il mestiere di gelatiere hanno iniziato pian piano ad affascinarmi e quando la gelateria ha deciso di trasferirsi in un comune più importante mi sono ritrovato con il locale libero e quest’idea che mi ronzava per la testa…

Ero consapevole però di un fatto che aveva in parte condizionato l’andamento del business dei miei inquilini: Cogollo del Cengio, il comune in cui si trova il locale, è un paese davvero piccolo, circa 2000 abitanti, a ridosso dell’Altopiano di Asiago e fuori dalle rotte turistiche e dalla grande viabilità. Con questi numeri non ci sono margini d’errore. Per questo ho deciso che sarebbe stato bene informarmi prima di buttarmi nella sfida: avevo capito che sulle gelaterie e sul mestiere di gelatiere si dice di tutto e di più, e capire dove stia la verità sul mercato è sempre complesso.

A: ed è stato lì che hai incontrato Artigeniale…

M: si. Cercavo informazioni on line per comprendere meglio le mosse da fare, e mi sono imbattuto nella comunicazione di Artigeniale. Ho apprezzato subito la completezza del loro approccio, la capacità di toccare tutti i temi che riguardano la gelateria artigianale, e soprattutto il fatto che fossero indipendenti dalle aziende di macchinari o dai produttori di semilavorati industriali, sostenitori da più di 20 anni del gelato prodotto da materia prima; non ho nulla contro macchinari e semilavorati industriali, ma proprio perché non sono un esperto, volevo essere certo di avere un consulente imparziale. Li ho seguiti per un po’ on line e poi mi sono convinto a contattarli.

A: e cos’è successo?

M: ho trovato una grande disponibilità ma soprattutto la capacità di assistermi in tutti gli ambiti della gelateria; venendo da un altro settore per me era tutto nuovo, tutto bello e interessante ma anche tutto rischioso… Fare scelte oculate era davvero difficile. Artigeniale mi ha seguito in tutto, dalla progettazione alla consulenza sulla gestione; dall’impostazione della produzione allo studio e alla scelta delle materie prime, dalla politica dei prezzi (con differenziazione del prezzo a seconda del valore economico dei diversi gusti gelato) fino all’affiancamento operativo e all’assistenza in fase di apertura.

A: C’è qualcosa che avresti voluto fare in maniera diversa, e sulla quale invece Artigeniale ti ha convinto a seguire i suoi consigli?

M: beh, il rapporto tra imprenditore e consulente è sempre un rapporto di confronto reciproco, e ho avuto modo in diverse occasioni di discutere con loro le mie idee. Su una cosa in particolare potrei dire che ero scettico: pensavo che la vetrina a vista sarebbe stata la soluzione migliore per attirare il pubblico, soprattutto in un paese piccolo come Cogollo; Artigeniale invece mi ha suggerito di adottare il banco vendita a pozzetto: più adatto a conservare il mio gelato, meglio allineato a un’immagine di forte artigianalità. Ho deciso di ascoltare il consiglio.

A: … e te ne sei pentito?

M: assolutamente no! Grazie al lavoro sul design della gelateria e ad una comunicazione studiata appositamente per compensare la mancanza di visual e di emozionalità del pozzetto (e ovviamente al livello qualitativo del prodotto), il banco vendita a pozzetto mi aiuta ad incrementare la percezione di qualità e valore nei clienti. A volte diventa anche un’occasione per parlare del gelato e del suo metodo di conservazione, per far assaggiare il prodotto a chi entra per la prima volta… In una parola, per fare cultura sul prodotto e a raccontarne le caratteristiche. Io non l’avrei mai detto, ma se tutto l’insieme della comunicazione interna è ben strutturato, crea più attrazione un gelato buono che non si vede rispetto ad uno che si vede.

A: sei soddisfatto dei risultati?

M: è forse un po’ presto per dirlo, dato che sto chiudendo ora la mia prima stagione, ma devo dire che alcuni dati sono ottimi a prescindere; innanzitutto ho avuto un’affluenza importante, e questa affluenza viene anche dai paesi limitrofi. In alcuni casi mi hanno visitato clienti che avevano fatto un bel po’ di strada per venire ad assaggiare il mio gelato… Se la preoccupazione più grande era legata al bacino d’utenza limitato, ad oggi posso dire che il problema sia stato superato: si è attivato un passaparola positivo che mi aiuta a fidelizzare i clienti locali e mi sta portando clienti da un raggio sempre più ampio. Direi che il merito di questo risultato sia del lavoro fatto sul prodotto, ma anche del modo in cui il suo valore è veicolato nel punto vendita fin dai più piccoli particolari. Ad oggi non ho intrapreso attività strutturate di comunicazione (tranne che per l’inaugurazione), ma mi riprometto in futuro di supportare la comunicazione nel punto vendita con qualche attività esterna, vedremo se fisica, digitale o entrambe.

Oltre a questo, direi che guadagnare dalla prima stagione è molto complicato, ma che se il buongiorno si vede dal mattino, il resto della giornata promette bene.

A: c’è qualcosa che pianifichi di realizzare con Artigeniale per le prossime stagioni?

M: Credo che sia importante per me iniziare a parlare di pianificazione. La mia gelateria è stagionale, quindi presenta qualche rischio in più… Con Artigeniale devo dire che mi sento di affrontare il rischio nel modo più corretto, e per vorrei discutere con loro di business plan e pianificazione economico-finanziaria a medio termine: mi sono reso conto che nel gestire un’attività come questa è importante avere dei riferimenti e degli indicatori per capire se si sta andando davvero nella giusta direzione; ho avuto modo di vedere che Artigeniale applica il suo metodo anche al business plan della gelateria, e credo sia una buona idea allineare gli obiettivi per il futuro e i mezzi per raggiungerli.

A: grazie Massimo!

M: grazie a voi, e a presto!

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